Bompiani,1989, 800 pagine
L’avevo già letto da ragazzo, poco dopo che era uscito, e devo dire che ne conservavo un ricordo molto migliore, ahimé. Il Pendolo di Focault, più che un romanzo, è un’occasione per Eco di sciorinare la sua cultura e di divertirsi a combinare nozioni di vario genere (storiche, letterarie, scientifiche, esoteriche, editoriali…) in forma narrativa. Non ci prova neanche a dare rotondità ai personaggi, tanto che per gran parte del libro sono abbastanza sovrapponibili oppure sono puri stereotipi. Non manca la parte autobiografica del suo amato Piemonte, che non si incastra un granché bene nel resto.
Ciononostante, la cosa migliore del libro è l’equilibrio tra deduzioni terribilmente sciocche di fantastoria esoterica e realtà. I protagonisti vengono a contatto con le peggiori stupidaggini su Templari, Rosacroce e chi più ne ha più ne metta, ma contemporaneamente anche con elementi magici apparentemente reali, con un aspetto che contamina l’altro e lascia sconcertato anche il lettore (oltre che i protagonisti). In ogni caso, 800 pagine son davvero troppe per questo concetto.
Adelphi,1917,106 pagine
MONDADORI,2018,325 pagine
Marsilio,2019,480 pagine
Adelphi,1975,146 pagine
Raven,2023,208 pagine
La Vita Felice,2025,250 pagine
Sette Città,2024,610 pagine
Settembre nero è una coming of age molto brusca di un ragazzino di dodici anni, che nell’arco di poco tempo, nell’estate in Versilia del 1972, scopre l’amore e il male. Veronesi se la prende davvero con molta calma, costruendo lentamente l’idillio del protagonista, concedendosi diverse digressioni e entrando in dettagli a volte esagerati, tanto che a un certo punto l’io narrante ammette che per molti particolari ha fatto delle ricerche perché non era sensato ricordarsi qual è il distacco di un ciclista su un altro in una gara. Forse, se non era sensato ricordarlo, non ha senso neanche comunicarlo al lettore, però. E forse è parimenti eccessivo e frettoloso l’accavallarsi degli eventi negativi quando iniziano a succedere: in pratica, accade tutto nelle ultime 40 pagine sulle trecento del libro.
L’autore scrive bene, e le prime pagine mi avevano molto preso, anche perché mi ero riconosciuto in alcuni tic del protagonista (come penso avranno fatto in tanti), ma prima l’eccesso di languore e poi l’eccesso di fretta alla fine mi hanno lasciato l’amaro in bocca. Non è un brutto libro, ma è stato il mio primo Veronesi e probabilmente l’ultimo.
Libro divulgativo su vari aspetti della matematica e della fisica, sembra voler seguire la regola d’oro che prevede che ogni formula nel libro è un tot di lettori in meno (si concede solo E=mc² e qualcosa nelle appendici). Questo funziona fino a un certo punto, perché Launay si inoltra anche in argomenti piuttosto complessi, tra cui frattali e geometrie non euclidee, fino alla relatività generale, e trovo che la trattazione, che parte da esperienze quotidiane, alla fine rischi di risultare poco chiara.
Porto come esempio la legge di Benford, trattata nel primo capitolo, che è un argomento curiosissimo e palpabile (in breve:se prendete qualunque set di dati, vedrete che i numeri che iniziano per 1 sono molti di più delle altre cifre, che hanno frequenza sempre minore man mano che crescono). Ebbene, probabilmente per la paura di inoltrarsi troppo nei tecnicismi, a un certo punto si dice che le cifre hanno una frequenza costante ma dal punto di vista logaritmico, non lineare. Ma non si spiega perché, rimane come una sorta di “magia”.
In un po’ tutti i capitoli arriva il momento in cui si fa un atto di fede e si prende per buono quello che dice, ma il capitolo sui frattali probabilmente è il migliore, giacchè parte da una domanda insidiosa: quanto è un lungo un confine?
In sostanza, un libro di matematica molto divulgativo, ben scritto e anche ben illustrato. Ma se volete capire le cose anche senza essere matematici, ci sono altri libri che sono meno pavidi.