Un blog fuori tempo massimo

I convitati di pietra

di Michele Mari

I convitati di pietra Einaudi,2025,171 pagine
Forse sono stato influenzato dalle vicissitudini del pulmino dello Strega, però durante la maggior parte della lettura di questo libro non ho potuto fare a meno di pensare che Mari scrive bene, ha anche qualcosa da dire, ma deve essere proprio una brutta persona. La sua scrittura trasmette la visione di un’umanità triste e meschina, ancorata alle sue piccole o grandi fissazioni e desideri, e lo fa con uno spietato sarcasmo e con poco o punto empatia. Almeno, come dicevo, per gran parte del libro: verso il finale scivola verso un’inaspettata tenerezza senile che in parte riabilita lui e la sua visione del mondo. A parte questo, “I convitati di pietra” è un libro gustoso, scritto con un bel piglio e visto dall’esterno, senza dialoghi, quasi come un documentario. Lo spunto iniziale, la “riffa” dei liceali in cui vince chi muore per ultimo, è ben sfruttato e, anche se è inevitabile che sui trenta compagni di classe ben pochi siano memorabili (l’inevitabile “e mo’ questo chi cacchio era?” capita abbastanza spesso) quelli che sono meglio caratterizzati funzionano molto bene; anche le vicissitudini di questa classe sono davvero tante, rocambolesche e spesso imprevedibili. Carina anche l’idea di non aver paura a spingersi nel futuro, anche se il mondo del 2030-40 è davvero troppo simile a quello odierno per non farsi qualche domanda di plausibilità (ma evidentemente non era questo lo scopo). Infine, mia piccola fissazione, non posso fare a meno di notare che la “classe” deve essere per forza il liceo classico. Non ne usciremo mai.

Postato il 28/08/2026


Katabasis

di R.F. Kuang

Katabasis Mondadori,2025,576 pagine
Per tutta la lettura sono rimasto indeciso se chiamare questo libro Kagatabasis o Kazzatabasis. Decidete voi, ma il mio giudizio intanto l’ho espresso.
Di Kuang avevo già letto Babel, che complessivamente mi era piaciuto, pur con alcune riserve, e la premessa di questo libro mi attirava: una discesa all’inferno di un’accademica di Cambridge che studia magia per trovare l’anima del proprio professore per strappargli una raccomandazione (!) usando come fonte le varie discese all’inferno della letteratura (Dante, Orfeo, Ulisse, Eliot…). Appare ben presto che l’autrice non sa bene che pesci pigliare per raccontare questa storia, vagando da una specie di dungeon crawler a livelli, a una lamentazione continua e ossessiva di quanto è duro fare il ricercatore, all’invenzione di un sistema magico che non sta in piedi (aveva fatto la stessa cosa in Babel) e a una confusissima topologia dell’Inferno di cui non si sentiva il bisogno. In generale, mi ha abbastanza annoiato, e ho trovato il libro davvero poco ispirato: una buona idea che non ha trovato uno sviluppo adeguato. Senza grosse sorprese, il viaggio all’Inferno diventerà un viaggio per trovare se stessi. Ma no!
L’edizione Mondadori è spettacolare da vedere. Meno da leggere.

Postato il 23/08/2026


Kimagure Orange Road

di Izumi Matsumoto

Orange Road J-Pop,2012,10 volumi
Parlo poco di fumetti da queste parti, in parte perché in questo periodo della mia vita ne sto leggendo pochi e in parte perché non ho mai preso l’abitudine di commentarli, ma oggi voglio fare un’eccezione. E, si badi, sarà un articolo ad alto tasso di nostalgia.

Quest’estate ho riletto Kimagure Orange Road di Izumi Matsumoto. Ho perso il conto di quante volte ho letto l’edizione Star Comics. L’ultima sarà stata una decina di anni fa, e avevo pensato che probabilmente sarebbe stata l’ultimissima. Il recupero dell’edizione J-Pop del 2012 con nuova traduzione e adattamento mi ha dato lo stimolo all’ennesima rilettura.

La prima volta che ho letto Orange Road, prima metà anni ‘90, stavo finendo il liceo, ed erano passati meno di dieci anni dall’uscita originale del manga in Giappone. Eppure, nello sbrilluccichio dei primi anni ‘90 e dei manga più cool del momento, sembrava già qualcosa di un altro tempo: una storia tutto sommato abbastanza ingenua, con un carattere episodico, l’abbigliamento dei personaggi che grida “anni ‘80”, disegni non troppo particolareggiati e, all’inizio, anche bruttini (poi Matsumoto migliora, o gli danno assistenti bravi - Hagiwara su tutti!). Più di trent’anni dopo, la sensazione non cambia, ma se l’invecchiamento immediato c’è stato, col tempo quei difetti sembrano sempre più veniali e a quarant’anni dalla prima edizione il manga non sembra così vetusto.
Certo, ci sono diversi episodi simili (quanti doppi appuntamenti? quante scene con Kyosuke e Madoka che stanno per combinare qualcosa e vengono interrotti? gag coi poteri?), ci sono alcuni personaggi secondari introdotti e poi dimenticati, altri sono pure macchiette, Madoka è una superwoman che qualunque cosa faccia la fa benissimo, i disegni devono aspettare gli ultimi volumi per essere definiti davvero “spettacolari” e, non ultimo, il “triangolo” e l’indecisione di Kyosuke non sono mai in realtà tali, sappiamo fin dall’inizio chi ama davvero.

Sì, ma questi sono peccatucci. La serie è frizzante e divertentissima, le situazioni sono sorprendentemente varie, date le premesse, i comprimari sono azzeccati e memorabili. Ma la cosa che più mi colpisce a ogni rilettura è la sensazione del tempo che passa: in una serie episodica è comune lasciare il tempo sospeso in modo da poterla continuare ad libitum. Orange Road inizia coi personaggi più grandi in terza media e si conclude con la fine delle superiori, scandendo stagioni e anni che passano e accompagnandoli in una progressiva maturazione. Questo implica che c’è una sorta di countdown verso l’esplosione del potentissimo finale che a un certo punto è inevitabile, e che non manca mai di commuovermi fino alle lacrime, soprattutto nella scena in cui Manami abbraccia Hikaru, che è il vero momento di svolta.

Siamo nel 2026. Izumi Matsumoto non è mai riuscito a ripetersi ed è purtroppo morto troppo giovane, come molti mangaka. Anche Garion, traduttore della nuova edizione e massimo esperto italiano di Orange Road, con cui ho avuto molte discussioni a proposito, ci ha lasciato troppo presto. Io oggi ho quasi quarant’anni più dei protagonisti e dovrei avere un certo distacco per le vicissitudini di liceali. Eppure, continuo a essere legato a Orange Road, come lo sono stato in passato in diverse fasi della mia vita. Sospetto che lo sarà ancora in futuro.

Due parole sull’edizione J-Pop: finalmente non ribaltata, senza i terribili cartelli ridisegnati dell’edizione Star e il suo pessimo lettering, con la nuova ottima traduzione di Garion (ma anche quella vecchia non era male, tutto sommato). Manca, rispetto all’edizione Star, uno dei due episodi con Matsumoto stesso protagonista, ma c’è in più un episodio bonus particolarmente sexy ambientato ai bagni pubblici, posteriore alla pubblicazione originale. Dispiace però che tutte le copertine siano dedicate a Madoka, mancando l’essenza del manga.

Postato il 23/08/2026


Avventure postume di personaggi illustri (Italian Edition)

di Roberto Alajmo

Avventure postume di personaggi illustri (Italian Edition) Sellerio Editore,180 pagine
Graziosissimo saggetto che parla delle vicissitudini dei cadaveri di vari personaggi famosi, siano essi salme, ceneri, imbalsamazioni e così via. Si va dal prevedibile Lenin e la sua imbalsamazione, al doppio cranio di Cartesio, alle reliquie di Sant’Agata su e giù per il mediterraneo, al processo al papa cadavere riesumato per l’occasione col diacono che parla per lui ispirato dallo Spirito Santo. Ce n’è per tutti i gusti. Come si può desumere dal titolo, il tono è ironico e giocoso ed è facile farsi quattro grasse risate alle spese delle povere spoglie dei personaggi illustri. Ma quello che rende il libro davvero memorabile è il capitolo sulle ceneri di Pirandello. Si tratta di pura commedia all’italiana, e mi sembra incredibile che non ne sia stato tratto un film. Sto ancora ridendo.

Postato il 16/08/2026


Altre menti

di Peter Godfrey-Smith

Altre menti Adelphi,2016,304 pagine
La premessa questo saggio sull’intelligenza dei polpi è esaltante: l’antenato comune tra uomini e polpi è lontanissimo, quindi i due sistemi nervosi si sono evoluti in modi molto differenti, e pertanto il loro cervello funziona in modo diverso. Come suggerisce il titolo, avere a che fare con un polpo è la cosa più vicina a nostra disposizione per parlare con un alieno. Eccitante, vero?
Eh, il risultato purtroppo lo è di meno. Innanzitutto è deludente sul fatto di dare risposte su come è diversa l’intelligenza dei polpi. Dedica davvero poco spazio al tema e non mi è rimasto nulla di davvero concludente. Si parla, invece, di evoluzione, di anatomia ed etologia di vari cefalopodi e ci sono anche un paio di capitoli più tendenti alla filosofia, in cui si discute di pensiero e di coscienza, con qualche labile rapporto con il tema primario. Sono capitoli piuttosto noiosi, anche se il fatto che io sia digiuno di filosofia potrebbe avere inciso.
Di per sè non è un cattivo libro, ma certamente mi aspettavo di più.

Postato il 12/08/2026


Il giorno del giudizio. Dungeon Crawler Carl (Dungeon Crawler Carl, #2)

di Matt Dinniman

Il giorno del giudizio. Dungeon Crawler Carl (Dungeon Crawler Carl, #2) Mercurio Books,2021,480 pagine
Complessivamente mi è piaciuto di meno del primo libro, che introduceva un mondo e succedevano un sacco di cose a valanga. Questo volume è molto più statico, succede poco e probabilmente anche cose abbastanza marginali (“subquest”, verrebbe da dire), non si aggiunge molto ai personaggi e nemmeno troppo al world building, che comunque rimane tremendamente cervellotico. Rimane comunque un libro di intrattenimento piacevole, scritto con brio e lascia la curiosità di vedere che succede al quarto piano. Però già un primo passo falso al secondo volume fa inquietare un po’…

Postato il 02/08/2026


Cucinare un orso

di Mikael Niemi

Cucinare un orso Iperborea,2017,507 pagine
Potrebbe sembrare un giallo, e in parte lo è, ricordando le atmosfere de “Il nome della Rosa” (che, a sua volta, è debitore di Sherlock Holmes), ma in realtà la costruzione narrativa, per quanto ben fatta, è un sovrastrato, quasi un McGuffin, per quello che all’autore interessa sul serio: raccontare la vita nel nord della Svezia nel XIX secolo. Si tratta di una zona in cui si mescolano tre etnie e lingue: i sami (lapponi), i finlandesi e gli svedesi. Questi ultimi sono percepiti come un potere lontano e indifferente, in una quotidianità fatta di sei mesi di ghiaccio e buio e sei di fango e zanzare, in una natura crudele in cui la miseria indurisce gli animi. È molto interessante la figura di uno dei protagonisti, a metà tra un pastore (tra i fondatori di una corrente cristiana mistica) e uno scienziato: è lui, che, con metodo scientifico e usando anche tecniche moderne, cercherà di dipanare il mistero e, armato delle due armi della fede e della scienza, cercare di portare sollievo a quei popoli disgraziati.
A me ha interessato soprattutto la parte etnografica e storica, ma volendo si può leggere questo libro anche nell’altro verso: un piacevole “whodunit” in un luogo e un tempo particolari. In entrambi i casi, se ne uscirà soddisfatti.

Postato il 29/07/2026


Sei una bestia, Viskovitz

di Alessandro Boffa

Sei una bestia, Viskovitz Garzanti,1998,141 pagine
Librino delizioso di racconti animaleschi di poche pagine in cui il protagonista si chiama sempre Viskovitz, e in ogni racconto è una bestiola differente: ghiro, formica, lumaca, leone, cane eccetera. A tratti i racconti si contaminano con altri generi (ad esempio il Viskovitz-cane è un hard boiled), ma hanno sempre un lieve umorismo e una leggerezza che li rendono piacevolissimi da leggere, tantopiù che l’autore ha una formazione da biologo, e le caratteristiche etologiche degli animali sono bel illustrate e sfruttate. L’unità tra i racconti, oltre che per lo stile, è data anche dal cast di personaggi che circondano Viskovitz, che hanno sempre gli stessi nomi: Petrovic, Zuvotic, Lopez (quest’ultimo nome mi fa inevitabilmente ridacchiare) e le femmine (quando ha senso parlare di femmine, a seconda degli animali) Ljuba e Jana. Piace pensare che si tratti di un libro sulla reincarnazione, ma in realtà nulla nel libro suggerisce questo. A volte rimane la sensazione che il raccontino poteva essere espanso e diventare se non un romanzo qualcosa di più: l’epica e tragica storia della formica che assurge a imperatore di più formicai lascia l’amaro in bocca per le poche righe dedicate all’ascesa del protagonista.
I miei racconti preferiti sono i citati racconti sulla formica imperatore e l’hard boiled sui cani, ma anche la dura vita sessuale delle lumache ermafrodite e il paranoico passero che ha a che fare coi cucili sono davvero notevoli. Ma credo tutti i racconti hanno un momento in cui brillano per un’invenzione, una gag, un momento inaspettato. Un libro notevole.

Postato il 22/07/2026


The Life and Opinions of Tristram Shandy, Gentleman

di Laurence Sterne

The Life and Opinions of Tristram Shandy, Gentleman Penguin Classics,1767,735 pagine
Ho avuto un rapporto complicato col Tristram Shandy. Si tratta di un romanzo faticoso da leggere, per la sua struttura (o, meglio, la sua programmatica assenza), per la mancanza di una trama precisa che guidi il lettore, per l’erudizione che Sterne dissemina nel libro, travestendola in ogni modo, per le continue divagazioni; è ostile addirittura dal lato tipografico, con l’uso smodato di trattini di varie lunghezze che supportano uno stile strabordante di incisi. Confesso che, leggendolo, a tratti l’ho detestato.
Eppure, arrivato in fondo, guardandomi indietro tutte queste cose mi sembrano indice di una forte personalità letteraria e quindi assolutamente memorabili. A queste aggiungiamo pure il delizioso personaggio di zio Toby e del suo valletto Trim, l’ironia tutta britannica che si concede anche qualche licenziosità, la quantità di invenzioni, di sperimentazioni e di sovvertimenti delle consuetudini letterarie che meravigliano continuamente.

Non è un libro facile, e sinceramente non posso dire di averlo amato, ma sono contento di averlo letto.

Postato il 14/07/2026


La storia di un matrimonio

di Andrew Sean Greer

La storia di un matrimonio Adelphi,2008,224 pagine
Il titolo di questo libro ricorda il recente film quasi omonimo, oppure le “scene di un matrimonio “di Bergman, ma si tratta di qualcosa di completamente diverso. Niente coppie che litigano, ma nell’America del 1953, dal passato del marito torna una figura che si introduce nella relazione, con sviluppi imprevedibili.
La quarta di copertina cita Egdard Allan Poe come paragone per questo romanzo, per la tensione e per i colpi di scena che si susseguono. Colpi di scena ce ne sono, eccome, ma “La storia di un matrimonio” ha uno stile completamente diverso dalle opere dello scrittore ottocentesco. L’io narrante è la moglie della coppia, e il tono è molto dimesso anche se combattivo, e durante la narrazione emerge il fatto che questo matrimonio è un mezzo per parlare non solo della società americana in quel periodo con le sue contraddizioni e le sue ipocrisie, ma soprattutto per parlare di come la guerra, e soprattutto la leva, influenza le persone e le famiglie. Questo argomento diventa così esplicito che a un certo punto è la narratrice stessa ad ammetterne la centralità.
Succedono molte cose in questo libro e ci sono molti capovolgimenti inaspettati, ma curiosamente il tono è tale per cui il libro ha uno svolgimento tranquillo, quasi sonnolento. Probabilmente è la cosa più affascinante di questa lettura.

Postato il 13/06/2026