Un blog fuori tempo massimo

Il formidabile esercito svizzero. La Place de la Concorde Suisse

di John McPhee

Il formidabile esercito svizzero. La Place de la Concorde Suisse Adelphi,1983,173 pagine
Curioso e piacevole trattatello sull’esercito svizzero scritto da McPhee, famoso per il suo “Tennis”. Il libro parte dalla tesi che la Svizzera sia una fortezza imprendibile perché il suo esercito è numerosissimo, di leva, ottimamente addestrato e motivato, e la conformazione del territorio è sfruttata al meglio. L’autore segue e intervista alcuni soldati che stanno eseguendo il servizio periodico, e ne approfitta per penetrare non solo nel rapporto degli svizzeri con l’esercito, ma anche nel loro carattere e il rapporto col loro paese.
Solo che, silenziosamente, la tesi viene smontata, sia da presupposti teorici (l’esercito si focalizza nella difesa delle montagne, ma il nucleo economico e popoloso del paese, l’area pianeggiante tra Basilea e Ginevra, è indifendibile) che storici (si racconta di come, nonostante il mito della neutralità, nella II guerra mondiale se la siano vista davvero brutta, ci siano stati combattimenti e bombardamenti, c’erano piani di invasione da Hitler ma anche dagli alleati, e i funambolismi diplomatici sono andati a volte bene per il rotto della cuffia).
Il libro è del 1983, da allora molte cose potrebbero essere cambiate, ma secondo me non molto: ogni maschio svizzero ha ancora il suo fucile d’assalto in cantina, e ogni ponte e tunnel strategico è tuttora minato. E anche il carattere degli svizzeri, questo popolo buffo e con un’identità unica, penso proprio che sia rimasto immutato.

Postato il 08/03/2023


Trust

di Hernan Diaz

Trust Riverhead Books,2022,402 pagine
Non posso che non aprire con un applauso sarcastico all’edizione Feltrinelli, che ha pensato bene di spoilerare il colpo di scena finale nel colophon del libro. Non che sia un colpo di scena così geniale e imprevedibile, né che sia l’unico tema del libro, ma l’autore ha strutturato il libro anche disseminando piccoli indizi in funzione di questo. Clap clap.
“Trust” è una variante di Rashomon: la stessa storia, la biografia di un ricchissimo finanziere e di sua moglie, è narrata più volte, avvicinandosi alla verità che è rivelata solo alla fine (vedi sopra!) e incrociandosi con la storia personale dell’autrice di una delle versioni. L’idea non è nuovissima, ma ha una spolverata di modernità la descrizione della follia del capitalismo, un goccio di Thomas Mann e gli affascinanti sanatori svizzeri nonché il tema della condizione femminile, da diversi punti di vista. Completa un tocco di anarchismo italiano che fa colore.
Un libro non indimenticabile che mette insieme varie ispirazioni per una lettura complessivamente ok.

Postato il 02/03/2023


Il Ciclo delle Fondazioni

di Isaac Asimov

Il Ciclo delle Fondazioni Mondadori,1981,750 pagine
Questa edizione contiene i primi tre romanzi degli anni ‘50 e il primo seguito, scritto negli anni ‘80. E’ pertanto un’edizione strana, estesa rispetto al nucleo originale, ma monca rispetto alla saga completa. Ce ne faremo una ragione.
Il primo romanzo e mezzo rappresentano meglio la ragione per cui la saga è stata considerata “infilmabile”: una serie di scene in cui uomini di mezz’età discutono di politica fumando sigari. Ci sono sempre i sigari. E’ però innegabile come un mezzo così rozzo e antiquato (non c’è il minimo sforzo di dare personalità alle varie figure, e non c’è mai azione) riesca a costituire comunque un quadro galattico affascinante, ben delineato, a modo suo anche realistico. Per me questa è la parte migliore della saga, la più epica, quella che in effetti in seguito diventerà “l’era degli Eroi”.
A metà del secondo libro, con l’avvento del Mulo, le cose cambiano, sia nella Galassia che nella saga: le trame sono più complesse, c’è qualche sfumatura psicologica, addirittura personaggi femminili (che però fumano sigari). Ho però trovato che sovrapporre una scienza statistica come la psicostoria con i “poteri mentali”, introdotti col Mulo, sia stato un errore. Asimov li tratta come due aspetti della stessa scienza, ma a me paiono enormemente differenti. Questo diventa più evidente nel terzo libro, quando si parla della Seconda Fondazione e i suoi poteri e, insomma, a tratti sembra più fantasy che fantascienza.
Un discorso a parte per la “reprise” degli anni ‘80. Asimov qui è uno scrittore maturo ed esperto, e gioca col lettore concertando diversi scenari e diversi personaggi, a volte (ma non sempre) con un minimo di spessore. Non ci sono più sigari, peccato. E peccato anche che la storia sia meno brillante di quanto ideato in gioventù, e che alla fine ci si riduca a un lungo ponte per iniziare a far quadrare il Ciclo dei Robot in una sorta di continuity, cosa che sarà poi portata avanti negli altri romanzi. Si legge con piacere, ma lascia una sensazione di vuoto.

Postato il 21/02/2023


Napoli '44

di Norman Lewis

Napoli '44 Adelphi,1978,244 pagine
Un memoriale di un ufficiale inglese in stanza a Napoli tra il ‘43, dopo l’otto settembre, e il'44. Lewis traccia un ritratto molto vivo e interessante di una città mezza morta di fame, di malattie, di bombardamenti, eppure capace di mantenere il suo spirito più intimo. L’autore si sofferma spesso su alcune usanze che non stupiscono il lettore moderno (la superstizione e l’idolatria nei confronti dei santi, o, nelle campagne, le faide tra famiglie) e altre che invece sorprendono maggiormente (la diffusione delle prostituzione: una donna su tre campava così), ed è interessante vedere come il suo sguardo da inglese colto, all’inizio quasi disgustato, piano piano si ammorbidisca e capisca il modo di vivere partenopeo e anzi, si profonda in parole di affetto per questo popolo. Il libro è interessante per questo duplice aspetto: la vita a Napoli durante la guerra, e come questa città possa incantare un estraneo.

Postato il 13/02/2023


Faccio la mia cosa

di Frankie hi-nrg mc

Faccio la mia cosa Mondadori,234 pagine
“Faccio la mia cosa”, ovvero “come Francesco Di Gesù divenne Frankie HI-NRG mc”. Infatti l’autobiografia di Franchino Alta Energia Maestro di Cerimonie è focalizzata sulle sue origini, e termina con la pubblicazione del suo primo successo “Fight da faida”. Frankie (credo sia lui, non è tipo da chiedere un ghost writer) scrive benino, e la vita di un qualunque ragazzino alle prese con trasferimenti di famiglia, scuola, amici, passioni tecnologiche e soprattutto musicali è resa scorrevole e interessante. Traspare soprattutto l’enorme amore e rispetto che l’autore ha per i genitori, tanto che il finale del libro, che ha una piccola coda su cosa successe dopo a loro, l’ho trovato addirittura commovente.
Ma non solo Francesco: il libro narra in parallelo la nascita e l’evoluzione della musica e della cultura hip hop, a partire dal concetto di break, dalla nascita dei dj e degli mc, i precursori, i pilastri, gli innovatori del genere, le tecnologie a supporto. Una marea di informazioni interessanti, tanto più che il libro è corredato di una serie di QR-code che conducono a video Youtube che a volte sono relativi a quanto spiegato nel libro, a volte forniscono solo il mood del periodo di cui sta parlando. Cito uno dei primi, in cui in due pagine viene sviscerata una canzone di James Brown, ed è veramente un piacere leggere e ascoltare contemporaneamente.
Mi permetto però di dire che questo meccanismo multimediale è molto migliorabile. I video Youtube sono pieni di pubblicità, cosa che mi ha generato un sacco di fastidio, e diversi link risultano rotti o senza diritti di visualizzazione. Siccome il QR-code punta al sito di Frankie che poi fa redirect, questa cosa potrebbe essere risolta con un minimo di manutenzione.

Postato il 03/02/2023


Electric Wizards. L'heavy music dal 1968 a oggi

di J.R. Moores

Electric Wizards. L'heavy music dal 1968 a oggi Odoya,432 pagine
L’equivoco è che musica “heavy” non significa musica “heavy metal”. Questo è stato un mio errore, quindi mi son sciroppato un libro su un genere che mi interessa marginalmente, ma mi son trovato comunque 400 pagine di name dropping, di genre dropping (“shoegazing”,“astral jazz”, sul serio?) e pagine e pagine di panegirici su gruppi che fanno canzoni lentissime sempre più lunghe, venti minuti proprio il minimo.
Avevo letto un libro sul metal, più ironico e leggero, in cui a un certo punto si prendevano in giro i gruppi death/grind/brutal che facevano a gara a chi era più “estremo” di velocità, grugniti, temi scabrosi: ecco, qui non c’è traccia di quest’ironia nei confronti di questi gruppi che fanno a gara a chi è più lento e fa canzoni più lunghe. Ho comunque provato ad ascoltare qualcosa, e male non mi ha fatto, qualche spunto interessante c’è stato.

Postato il 19/01/2023


Works

di Vitaliano Trevisan

Works Einaudi,2016,704 pagine
L’autobiografia lavorativa di Trevisan, dai tardi anni settanta ai primi duemila, racconta moltissimo dell’Italia in questo periodo, ma soprattutto della realtà del nord-est della piccola e media impresa. La regolarità del lavoro nero, la trascuratezza delle misure di sicurezza, l’alcolismo, il razzismo, i “padroni” schiavisti o imbecilli, la corruzione della pubblica amministrazione, l’ingerenza della politica, ce ne è proprio per tutti. Eppure, non è un trattato sociologico/politoco, è solo la storia di uno che queste cosa se le è vissute sulla propria pelle, e per questo sono molto vive. Non che l’autore sia un santo, anzi, a me è rimasta una profonda antipatia per l’io narrante, per la sua arroganza, vanità e autoindulgenza (di cui, secondo me, non si rende conto), ma questo poco conta.
L’autocompiacimento di Trevisan si vede anche nella sua scrittura, fatta di periodi lunghi e nervosi, con grandi incisi, divagazioni, punteggiatura a più non posso. Viene paragonato a una scrittura jazz, mi pare sensato. É raro che uno scrittore si possa permettere di imitare Proust, ma Trevisan in effetti padroneggia questo stile: ciononostante, pur riconoscendone le abilità tecniche, non è di mio gusto.

Postato il 03/01/2023


Il Dragolibro

di Walter Moers

Il Dragolibro ,2019,208 pagine
Opera minore nell’ambito della mitologia Zamoniana di Moers, Il Dragolibro è un episodio pompato fino a essere un romanzo breve. La sfrenata immaginazione dell’autore qui si limita a poco più dell’eponimo rettile, un drago appunto ricoperto di libri, ma comunque rimane una piacevole lettura, ben scritta e illustrata pregevolmente dall’autore, che piace “ai grandi e ai piccini” (brr!). Una piccola deviazione non indispensabile dell’epopea di Ildebrando.

Postato il 26/12/2022


Odio il cinema italiano: 7 ragioni per sostenerlo con successo in ogni conversazione

di Gabriele Niola

Odio il cinema italiano: 7 ragioni per sostenerlo con successo in ogni conversazione (Bietti Fotogrammi) (Italian Edition) Bietti,79 pagine
Il libricino, quasi un pampleth, di Niola è un atto di odio verso il cinema italiano che nasce dall’amore per esso: dalle sue potenzialità, la qualità che sa esprimere quando vuole, la sua storia e la sua visione. Ma quello su cui si focalizza qua è la sua decadenza negli ultimi vent’anni attraverso la sua pigrizia, l’autoreferenzialità, la piaga del “cinema d’autore” come genere, l’incapacità di parlare al pubblico. L’analisi è lucida, spietata, ben documentata da numerosi esempi. Va detto che il libro, pur essendo del 2020, è leggermente datato per gli ultimi sviluppi che ci son stati, nel bene e nel male, nel rapporto con le piattaforme.
Si legge in un’oretta, se amate il cinema vi arrabbierete un sacco, e con ragione.

Postato il 22/12/2022


Racconti di Pietroburgo

di Nikolai Gogol

Racconti di Pietroburgo Adelphi,1842,343 pagine
Non ho amato questi racconti di Gogol, anche se stento a trovarne la motivazione, perché ripensandoci, trovo molti pregi oltre che difetti. Quello che mi è piaciuto è lo spirito a metà tra il surreale, il gotico e l’esistenziale che permea i racconti, spesso con elementi sovrannaturali ma anche focalizzati sulla piccola borghesia impiegatizia russa dell'800. “Il mantello”, forse il mio preferito, mette perfettamente insieme i due temi, partendo da situazioni fantozziane per arrivare a una storia di fantasmi. Altro grande merito è aver trasmesso ottimamente lo spirito di una città in un periodo. La Pietroburgo ottocentesca di Gogol è vivissima e tridimensionale. Non sono tuttavia racconti particolarmente originali. Un racconto su un ritratto maledetto, sul diario di un pazzo o su un gentiluomo che fa da stalker a una signorina non sono proprio cose mai sentite.
Probabilmente però quello che più mi ha turbato è lo stile di scrittura, faticoso, involuto, a tratti ridondante e con la sintassi talvolta addirittura zoppicante. Davo la colpa al traduttore Tommaso Landolfi, ma egli stesso nella prefazione rileva gli stessi difetti ma dice che ha voluto riportare lo stile così come l’ha trovato. Il risultato, comunque, è una lettura faticosa e poco piacevole, priva del piacere della letteratura.

Postato il 21/12/2022