Adelphi,1934,226 pagine
Difficile non paragonare “Disperazione” di Nabokov al suo più celebre “Lolita”: entrambi raccontano in uno stile riconoscibile il racconto in prima persona delle imprese di un uomo abietto e immorale. Eppure, Lolita colpisce per la sua originalità nel campo dell’abiezione, per il motore dell’amore distorto e, in qualche modo, anche per l’ammirazione per i modi e l’intelligenza del protagonista. Quello che invece caratterizza “Disperazione” è l’illusione del narratore Hermann di avere tutto sotto controllo e di essere padrone non solo del proprio destino, ma anche di quello altrui. Illusione che è tale, come si intuisce anche abbastanza presto, ed è frutto della paranoia di Hermann e del suo essere, alla fin fine, un mediocre.
Tutto questo è un po’ più già visto, ma rimane lo stile aguzzo e raffinato di Nabokov, che in questo campo non ha rivali. Forse, in questo caso, è un po’ troppo compiaciuto, tanto che le digressioni sono molto comuni, con ironici frequenti richiami all’ordine dell’autore stesso.
Frassinelli,1859,561 pagine
Codice Edizioni,263 pagine
Einaudi,2021,288 pagine
TEA,1979,436 pagine
Frassinelli,1977,156 pagine
Adelphi,2020,216 pagine
Adelphi,1962,182 pagine
Bompiani,1954,592 pagine
Bompiani,2012,560 pagine