Un blog fuori tempo massimo

Insert Kopeyki. I videogiochi nell'universo comunista

di Stelio Fergola

Insert Kopeyki. I videogiochi nell'universo comunista Passaggio al bosco,2021,100 pagine
Piccolo pamphlet su un argomento che, nell’ambito del mio interesse per la storia dei videogame, mi aveva attirato, cioè come se e come i videogame esistevano in URSS e nei paesi nella sua orbita. Il libro fa un discreto lavoro di inquadramento del concetto di intrattenimento nei paesi comunisti, e di come i videogame, pur esistendo, fossero rari e costosi, ma non più di altri beni considerati “voluttuari”, e anche come potevano essere prodotti nell’ambito della pianificazione industriale sovietica. Se questo è il maggior merito del libro, si rimane più insoddisfatti nella parte più specifica dei giochi: com’erano? Che temi trattavano? A livello tecnologico, erano differenti? C’è una serie di nomi, qualche breve descrizione, nessuna immagine. Non rimane la sensazione di essere venuti in contatto con questo mondo rimasto così isolato e sconosciuto.

Postato il 09/08/2023


Omicidio a Road Hill House ovvero Invenzione e rovina di un detective

di Kate Summerscale

Omicidio a Road Hill House ovvero Invenzione e rovina di un detective Einaudi,2008,382 pagine
In una casa di campagna inglese nell’era vittoriana avviene un brutale infanticidio. La polizia locale brancola nel buio, e viene chiamato un famoso ispettore dalla città che scoverà il colpevole tra gli insospettabili. Ma la prova finale è irreperibile… Una trama banale? Certo, ma perché si tratta di una storia vera che ha costituito la fonte di innumerevoli gialli più o meno originali.
Kate Summerscale fa un lavoro duplice: da un lato racconta la storia come un giallo (anche se a un certo punto si lascia scappare uno spoiler sul colpevole…e si concede anche un twist nell’ultima pagina!), dall’altro illustra come la cultura e la società dell’epoca fossero permeabili a una storia di cronaca nera che ha impressionato così tanto da diventare un archetipo. Persino Dickens aveva le sue opinioni su chi fosse il colpevole (sbagliandosi!) e ha integrato diversi elementi, tra cui la figura dell’ispettore, nelle sue opere. La precisione nel racconto della storia è impressionante, a volte eccessiva. Giusto per fare un esempio, racconta di come in un’udienza i cancellieri avessero per errore riservato troppi pochi posti ai giornalisti e molti di loro avevano dovuto assistere in piedi. Non aggiunge molto alla ricostruzione, è solo un dettaglio di colore. A lungo andare questo livello di dettaglio fa perdere di vista il nucleo del racconto e rende il libro a tratti faticoso. Ed è un peccato, perché quest’immersione in un Inghilterra vittoriana con passioni così simili a quelle moderne è molto piacevole.

Postato il 06/08/2023


Stalingrado

di Vasily Grossman

Stalingrado Adelphi,1952,883 pagine
L’intento di Grossman è chiaro, e anche confermato da riferimenti espliciti: vuole fare il Guerra e pace del Novecento e dell’Unione Sovietica. Una miriade di personaggi (sia lode all’edizione con lo specchietto in appendice) che si intrecciano in parti belliche e parti civili. Ci riesce? Eh, non proprio. Grossman non è Tolstoj, non ha la stessa potenza narrativa, la stessa conoscenza dell’animo umano, la stessa abilità nel concertare l’azione. Quindi, insomma, questa corposa (850 pagine fitte fitte) storia dell’assedio di Stalingrado durante la Seconda Guerra Mondiale a volte traballa, i personaggi non spiccano e si tende a confonderli perché spesso sovrapponibili, ci sono parti il cui senso sfugge (per dire, quella nella miniera degli Urali o la storia tra Strum e Nina a Mosca). Contrariamente al libro di Tolstoj, in cui di solito si preferisce la parte di “pace”, è nell’azione bellica che Grossman spicca, dimostrando approfondite conoscenze e capacità di raccontare l’epica della battaglia. Le pagine dell’assedio alla stazione sono il picco del libro e me le ricorderò a lungo.
Va valutato il contesto in cui il libro è stato scritto, ovvero l’URSS del dopoguerra, quando lo stalinismo era al suo apice, e la cautela di uno scrittore per rimanere nell’ortodossia e non finire in un gulag è palpabile. Le parti più retoriche sull’animo eroico russo, sulla perfezione della macchina sovietica e il ritratto di Stalin come un padre bonario ma fermo vanno chiaramente in questa direzione, e la postfazione ricorda come si siano individuate addirittura undici edizioni. Eppure, il fascino del sogno comunista viene trasmesso e rimane la sensazione di “ma che bello che sarebbe stato se fosse stato vero”.
Ho scoperto solo alla fine che il volume è la prima parte di una dilogia, il cui seguito Vita e destino è descritto dalla postfazione come meno narrativo e più filosofico. E insomma, anche se molti destini dei personaggi sono rimasti appesi alla fine di Stalingrado, non mi è rimasta moltissimo la voglia di affrontare il secondo libro.

Postato il 14/07/2023


Terrore dal mare

di William Langewiesche

Terrore dal mare Adelphi,2002,263 pagine
Ho amato poco questo saggio (forse più una raccolta di reportage giornalistici) sulla navigazione. I temi trattati sono principalmente tre: la situazione anarchica della navigazione commerciale, in cui ogni elemento di sicurezza e trattamento dei lavoratori viene ignorato per perseguire il massimo profitto; il naufragio della nave “Estonia” nel mar Baltico dove son morte 800 persone; la questione dello smantellamento delle navi di tutto il mondo in India, fatto in condizioni tremende per lavoratori ed ambiente. Quello che più mi ha infastidito è il tono rinunciatario con cui l’autore racconta le cose: è tutto un “è così, cosa ci vuoi fare? Ci sarà sempre uno più furbo!”, un enunciare con mollezza tentativi di risolvere problemi suggerendo che non servirà a niente. Nella seconda sezione, poi, pur interessante e approfondita, spesso scivola nella morbosità narrando dei mille modi diversi in cui la gente è morta in quel naufragio. Il libro, inoltre, è del 2004, e in questi quasi vent’anni è probabile che molte cose siano cambiate. Ho la sensazione, ad esempio, che ci siano meno incidenti di petroliere, e che lo smantellamento delle navi non avvenga più in paesi meno controllati (la Costa Concordia è stata smantellata a Genova, per dire). Infine, una nota di biasimo persino per Adelphi, per l’assurdo titolo italiano per un libro il cui titolo originale è “The Outlaw Sea: A World of Freedom, Chaos, and Crime”. Si son fatti prestare un titolista da quelli dei film?

Postato il 20/06/2023


Johnny & Me

di Katrin Rothe (Johnny & Me - Eine Zeitreise mit John Heartfield, 2023)

Johnny & Me Poster

Il riassunto At an exhibition, graphic designer Stefanie is thrilled by the work of John Heartfield, the inventor of political photomontage 100 years ago. While trying to understand his life on the run, she suddenly finds herself in Heartfield’s studio. Imdb

Il commento La storia del cartoonist tedesco Johnny Heartfield e la sua relazione (immaginata) con l’autrice sono il tema di un film misto dal vivo e cut-out. Ho imparato molto su questa figura e le sue relazioni coi nazisti e col partito comunista tedesco (di cui faceva parte) prima e dopo la guerra, ma il film soffre di un’assurda scansione temporale avanti e indietro, non necessaria e disorientante, nonché della scelta dell’autrice di fare il film su di sé oltre che su Heartfield (cioè, chi se ne frega).

Postato il 16/06/2023


Komada – A Whisky Family

di Masayuki Yoshihara (駒田蒸留所へようこそ, 2023)

Komada – A Whisky Family Poster

Il riassunto Kotaro visits Komada Distillery for a project on Japanese craft whisky. Led by young female president Rui, who took over the family business, the distillery works hard to reproduce its signature whisky, Koma, which they had to stop making years ago. However, not to mention financial backing, too many clues are missing to revive the once lost whisky. Imdb

Il commento Un anime sulla produzione di whisky, peraltro blended, è uno spunto non visto. Assai visto è invece il concetto di dedizione al lavoro, di famiglia (reale e lavorativa), di dare tutti se stessi per un obiettivo comune. Non è male però l’idea di metterci un osservatore esterno, un giornalista che non sa nulla di whisky e che impara, in modo da fare da filtro per lo spettatore. Nulla da segnalare lato tecnico.

Postato il 13/06/2023


Italian Futuribili. Il pop nostrano che ci ha visto lungo

di Demented Burrocacao

Italian Futuribili. Il pop nostrano che ci ha visto lungo 333 pagine
Conquistato dal nome dell’autore e dallo spunto, ho letto con curiosità questo libro che parla di come alcuni musicisti italiani tra gli anni ‘70 e ‘80 abbiano avuto una visione del futuro innovativa, sia dal punto di vista musicale che dei contenuti. Suona fico, vero?
Il risultato è altalenante: innanzitutto, l’autore (autrice? autori?) sceglie di parlare di dischi interi, non di brani. Il che è sensato, perché nel periodo il percorso musicale di un autore avveniva a unità di LP; tuttavia, limita la possibilità di ascolto, perché non sempre uno ha voglia di sentirsi un disco intero, ma vorrebbe solo avere un supporto per capire meglio di cosa si sta parlando. Quindi, alla fine, ho sentito solo i dischi che più mi ispiravano, con alcune scoperte interessanti. D’altronde, ho avuto la sensazione che si riconducessero allo spirito innovativo ricercato opere e autori che così rivoluzionari non sono, quasi per partito preso: Matia Bazar, Pierangelo Bertoli, Laura Luca, persino Albano & Romina. Infine, come è inevitabile nei libri che parlano di musica di nicchia, c’è un’overdose di name dropping, quasi a dimostrare che l’autore ne sa.
Il libro va bene se letto a piccole dosi (infatti ci ho messo oltre due mesi!), intervallandolo con ascolti per approfondire. Altrimenti, è piuttosto noioso.

Postato il 06/06/2023


Futura

di Alice Rohrwacher, Pietro Marcello, Francesco Munzi (Futura, 2021)

Futura Poster

Il riassunto A portrait of Italy observed through the eyes of teenagers who talk about the places they live in and imagine themselves, torn between the opportunities that surround them, the dream of what they want to become, the fear of failing, the trials they hope to overcome. Imdb

Il commento Forse imitando alcuni precedenti illustri, tre registi italiani intervistano giovani su e giù per l’Italia, facendo domande e ascoltando risposte. Ne viene fuori un campionario molto vario di facce, di idee, di sensazioni. Ci sono i ragazzi che di fronte alla camera si sforzano a dire cose profonde che non gli appartengono con un risultato tenero ma imbarazzante, quelli che semplicemente vogliono fare il calciatore o l’estetista, quelli che invece idee interessanti ne hanno, eccome, quelli che hanno le loro piccole passioni ma che sanno che non porteranno a nulla. Ovviamente, ma non mi aspettavo nulla di diverso, il sentimento per il futuro dominante è l’incertezza. Il film è stato girato tra il 2020 e il 2021, ma la pandemia non diventa il tema dominante: è citata, incorporata, ma per fortuna il film riesce a rimanere sui suoi binari. Mi ha però infastidito molto il fatto che i registi a un certo punto prendono la parola per un evento specifico: il G8 di Genova. Qui e solo qui si mettono a giudicare i ragazzi accusandoli, non troppo tra le righe, di aver dimenticato tutto troppo in fretta. Ed è un peccato, perché la mancanza di giudizio era il grande merito del film.

Postato il 04/06/2023


Il barone sanguinario

di Vladimir Pozner

Il barone sanguinario Adelphi,1937,320 pagine
Strana struttura, questo libro: inizia con l’autore che in prima persona decide di scrivere, quasi a caso, una biografia del barone Ungern, un misconosciuto condottiero in Mongolia, un reazionario che combatteva poco dopo la rivoluzione russa per la restaurazione della monarchia. I primi capitoli descrivono quindi il processo di ricerca delle fonti da parte dell’autore, che non trova quasi nulla, se non leggende, vaghe voci, ricordi dell’infanzia del protagonista (c’è un esilarante colloquio con un vecchio nobile che riconduce ogni discorso all’araldica). E poi, quando si raccoglie appena qualcosa di vagamente concreto, ma poca roba, cambia scenario e si racconta la storia del barone con un livello di dettaglio che ovviamente è incompatibile con le fonti rinvenute. Sembra quasi che l’autore ci voglia dire: io ci ho provato, ma alla fine questa non è una biografia, è un romanzo ispirato a eventi realmente accaduti.
E questa seconda parte è meno efficace della prima: si è catapultati in un mondo brutale, di guerra, sangue e crudeltà, con considerazioni geopolitiche poco note, tra cui l’influsso del Giappone negli affari asiatici, i rapporti tra Cina, Russa e Mongolia, il ruolo dei lama, ma con una trama che arranca pagina dopo pagina, senza troppa convinzione. Mi è rimasta la sensazione che quella scelta quasi casuale fatta da Pozner l’abbia scontentato e ci abbia messo poco impegno. Ed è un peccato, perché il contesto e i personaggi sono eccitanti.

Postato il 30/05/2023


L'uomo con la faccia in ombra

di Tito Faraci

L'uomo con la faccia in ombra Feltrinelli,224 pagine
Mezza autobiografia, mezzo manuale di scrittura di fumetti, questo libro di Tito Faraci non fa benissimo nessuna delle due. La parte autobiografica è piuttosto stringata, e anche se ben scritta e interessante, forse ci stava qualcosa di più, in particolare sui retroscena del mondo del fumetto italiano, che sono sempre spassosi. E il manuale è una pura introduzione. Faraci parla del proprio “metodo”, ma in realtà non se ne vede molto: è una serie di definizioni (quante pagine per le inquadrature!) e convenzioni, costellato di ottimi esempi (pregevole soprattutto la presentazione di sceneggiature reali di Zagor e Diabolik) e qua e là piccoli accorgimenti. Questi ultimi, che suggeriscono alcuni meccanismi della fruizione del fumetto, sono le chicche più interessanti: giusto per fare un esempio, il fatto che far camminare un personaggio in una vignetta da destra a sinistra suggerisce una camminata lenta, perché va “controcorrente”.
Mi è rimasta la sensazione di un libro gradevole ma che, forse per il target a cui è pensato, rimane troppo in superficie.

Postato il 09/05/2023