She’s more than a toy. She’s family.
Il riassunto A brilliant toy company roboticist uses artificial intelligence to develop M3GAN, a life-like doll programmed to emotionally bond with her newly orphaned niece. But when the doll’s programming works too well, she becomes overprotective of her new friend with terrifying results. Imdb
Il commento Una versione ammodernata de “La bambola assassina” in cui si sostituisce la “magia” con la tecnologia e l’intelligenza artificiale (il film è però precedente al boom dell’AI), è una passabile variazione sul tema ma non riesce proprio a inquietare e spaventare, tanto che alla fine mi è parso più un film di fantascienza che un horror.
Un altro dei miei ristoranti preferiti, è un messicano gestito da un gruppo di ragazze simpatiche e in gamba. Sempre abbastanza pieno e aperto solo di sera, è opportuno prenotare, soprattutto nei weekend. Il menu va oltre le solite fajitas (anzi, mi sa che proprio non ci sono…) e presenta diverse varianti di piatti a base di carne e pesce, con un livello di piccantezza perfettamente adeguato. Non mancano le scelte vegetariane, non troppe ma abbastanza da permettere rotazione, e di recente son state introdotte anche in versione vegana.
In occasione di un incontro tra amici si è deciso di sperimentare alcuni prodotti scelti più o meno a caso in un Asian Store.
Cos’è Un curioso mix tra un gioco di macchine, con una vetusta visuale dall’alto e un’avventura con scelte a bivi, ambientata sulla via Aurelia.
Settembre nero è una coming of age molto brusca di un ragazzino di dodici anni, che nell’arco di poco tempo, nell’estate in Versilia del 1972, scopre l’amore e il male. Veronesi se la prende davvero con molta calma, costruendo lentamente l’idillio del protagonista, concedendosi diverse digressioni e entrando in dettagli a volte esagerati, tanto che a un certo punto l’io narrante ammette che per molti particolari ha fatto delle ricerche perché non era sensato ricordarsi qual è il distacco di un ciclista su un altro in una gara. Forse, se non era sensato ricordarlo, non ha senso neanche comunicarlo al lettore, però. E forse è parimenti eccessivo e frettoloso l’accavallarsi degli eventi negativi quando iniziano a succedere: in pratica, accade tutto nelle ultime 40 pagine sulle trecento del libro.
L’autore scrive bene, e le prime pagine mi avevano molto preso, anche perché mi ero riconosciuto in alcuni tic del protagonista (come penso avranno fatto in tanti), ma prima l’eccesso di languore e poi l’eccesso di fretta alla fine mi hanno lasciato l’amaro in bocca. Non è un brutto libro, ma è stato il mio primo Veronesi e probabilmente l’ultimo.